Mediterraneo dei primordi: lo sguardo di Luca Tamagnini a Cagliari

La Fondazione di Sardegna, attraverso la piattaforma AR/S – Arte Condivisa, inaugura un nuovo capitolo dedicato alla valorizzazione del territorio con la mostra fotografica di Luca Tamagnini. Il progetto esplora la complessa relazione tra bellezza, conservazione e trasformazione del paesaggio marino sardo.

L’inaugurazione a Cagliari

L’esposizione sarà aperta al pubblico negli spazi della sede di Cagliari  della Fondazione di Sardegna (via San Salvatore da Horta 2), con un evento inaugurale moderato da Franco Carta,  e gli interventi del Presidente della Fondazione Giacomo Spissu, l’autore Luca Tamagnini e i presidenti di importanti enti di tutela ambientale come Augusto Navone (IMC) e Vittorio Gazale (Parco dell’Asinara).

La fotografia come testimonianza e impegno civile

Per il Presidente Giacomo Spissu, il paesaggio costiero non è solo un dato estetico, ma un patrimonio che custodisce equilibri ambientali rari e racconta il legame storico tra le comunità e il mare. Spissu sottolinea come la tutela di questi luoghi sia una responsabilità collettiva e una scelta culturale. In questo contesto, le immagini di Tamagnini assumono una funzione civile, diventando memoria condivisa e strumento di conoscenza per definire l’identità dei luoghi rappresentati.

Un periplo visivo tra natura incontaminata e silenzi

Il lavoro di Tamagnini si sviluppa come un portolano ideale che percorre l’intero perimetro dell’isola in senso antiorario, partendo e tornando a Tavolara. Attraverso un esercizio di sottrazione, l’autore sceglie di escludere la saturazione turistica — come stabilimenti e affollamenti — per concentrarsi su ciò che resiste.

Il percorso espositivo restituisce un’identità antichissima che risulta chiaramente leggibile tanto nei paesaggi costieri quanto in quelli dell’interno dove le tracce preistoriche e le diverse stratificazioni storiche alimentano un profondo senso di mistero e di sospensione.

 Sfide contemporanee e fragilità della bellezza

Oltre alla contemplazione, la mostra pone interrogativi sulle pressioni ambientali e le trasformazioni energetiche e climatiche che interessano oggi la Sardegna. L’opera di Tamagnini non offre risposte definitive, ma propone un esercizio di responsabilità di fronte a una bellezza definita come “una condizione fragile”. Il progetto invita a riflettere sul rapporto tra tutela e futuro, ponendo l’isola al centro di nuovi interessi industriali e ambientali.

Menu