Costantino Nivola alla Triennale di Milano

Costantino Nivola non ha lasciato soltanto opere, ma ha saputo immaginare forme capaci di abitare lo spazio e di cambiarne profondamente il significato. A Orani questa idea prese corpo nel Pergola Village, il progetto concepito nel 1953 per collegare le case con pergolati e trasformare le strade in luoghi d’incontro. Oggi, mentre la Triennale di Milano gli dedica una imponente retrospettiva curata da Cecilia Alemani, quel progetto torna a parlare con forza del suo autore e del paese sardo da cui era partito.

Il ricordo della figlia Claire: un ritratto senza filtri

Per Claire Nivola, figlia dell’artista, la mostra milanese rappresenta la realizzazione di un sogno di famiglia. Dalla sua casa di Boston, Claire restituisce un ritratto intimo che non separa l’opera dal carattere dell’uomo, descrivendolo come una figura autentica e immediata, del tutto incapace di fingere che il mondo fosse privo di asperità. Nato in povertà, Nivola traeva proprio da uno sguardo lucido sulla realtà la straordinaria capacità di trasformare ciò che era grigio e severo in qualcosa di poetico e profondo.

Un percorso multidisciplinare: dal sand-casting al modernismo

La tensione espressiva dell’artista attraversa una ricerca ampia e poliedrica, capace di muoversi dal disegno alla scultura e di cambiare materia senza mai perdere coerenza. Formatosi tra la Sardegna e l’ISIA di Monza, per poi approdare a New York nel 1939 in fuga dal fascismo, Nivola è stato una figura cardine del modernismo transatlantico. La sua ricerca ha saputo coniugare la cultura arcaica del Mediterraneo con l’energia della metropoli americana, mossa dalla convinzione che l’arte debba essere uno strumento collettivo.

Il percorso espositivo alla Triennale raccoglie oltre duecento opere che permettono di misurarne appieno la portata. La mostra snoda il racconto dalle prime prove grafiche realizzate per Olivetti fino all’invenzione del sand-casting, la celebre tecnica che utilizza stampi di sabbia per modellare il cemento e dare forma a rilievi scultorei, per poi giungere alla sintesi formale delle grandi sculture antropomorfe e delle sperimentazioni con il metallo.

Il Pergola Village: l’architettura come legame sociale

Il Pergola Village di Orani è forse il punto in cui la visione di Nivola si mostra con maggiore evidenza. L’artista aveva pensato per il suo paese d’origine un’architettura quotidiana fatta di ombra, connessioni e relazioni, in cui le pergole verdi e una fascia azurra sulle facciate avrebbero reso visibile il legame tra gli abitanti. Claire ricorda che, quando Orani fu il luogo più caldo d’Italia, pensò subito a quanto sarebbe stato utile avere quell’ombra, dimostrando come la forza del progetto risieda nella breve distanza tra l’idea e i bisogni reali delle persone. Ripreso da Stefano Boeri Architetti e rilanciato dal Comune, il progetto conserva oggi la sua domanda più attuale, chiedendosi come l’architettura possa ancora contribuire a fare comunità.

Una traiettoria internazionale in continua espansione

La retrospettiva segna un passaggio fondamentale per la conoscenza del maestro sardo, ma il suo percorso non si ferma a Milano. Il desiderio della figlia Claire è infatti quello di vedere realizzato in America un libro in inglese interamente dedicato al padre, per portarne l’opera a un pubblico sempre più ampio. Da Orani a Milano, e da lì verso la scena globale, la traiettoria di Costantino Nivola continua così ad allargarsi.

La mostra è ospitata presso la Triennale di Milano in Viale Alemagna 6, curata da Cecilia Alemani, e rimane visitabile dall’11 novembre 2026 al 14 febbraio 2027. Per ulteriori dettagli e informazioni è possibile consultare il sito ufficiale dell’istituzione.

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