Il “re” incontrastato della moda, leggenda assoluta dello stile contemporaneo, è mancato nella sua casa, dove si trovava da mesi in convalescenza dopo un ricovero ospedaliero tenuto segreto. Fino all’ultimo, la sua mente e il suo cuore sono rimasti dedicati al lavoro, la sua più grande passione. Nonostante l’impossibilità di partecipare di persona alle recenti sfilate, ha continuato a seguirle via Facetime, controllando ogni dettaglio, dai look degli abiti all’organizzazione degli invitati. Si stava inoltre occupando della sfilata che il 28 settembre avrebbe celebrato i suoi 50 anni di carriera all’Accademia di Brera. Fino all’ultimo, ha dimostrato di essere instancabile, inarrestabile, fedele al suo credo lavorativo.
Un visionario oltre la moda
Quando si parla di Giorgio Armani, si parla di un’opera unica. È stato un vero e proprio “liberatore delle donne”, inventore di stili e, soprattutto, di modi di essere. Armani ha sempre avuto una lucidità straordinaria nel comprendere il proprio tempo e tradurlo in abiti. Il suo motto era semplice ma rivoluzionario: prima di tutto chi indossa i suoi vestiti, e solo dopo le tendenze del momento.
La sua coerenza lo ha accompagnato per tutta la carriera, sin dalla fondazione della sua azienda nel 1975, quando aveva già 41 anni e le idee ben chiare. Memorabile, a tal proposito, la sua indignazione nel 2020 contro gli stilisti che “stuprano” le donne costringendole a vestirsi secondo i trend senza badare a ciò che è giusto per loro. Una dichiarazione forte che fece discutere, ma di cui tutti, alla fine, dovettero ammettere la fondatezza. Quando Giorgio Armani parlava, lo faceva sempre a ragion veduta.

Il percorso inusuale di un genio
Nato a Piacenza l’11 luglio 1934, il percorso di Giorgio Armani verso la moda fu tutt’altro che scontato. Inizialmente aspirante medico, si iscrisse alla facoltà di medicina a Milano, ma abbandonò gli studi dopo tre anni per la leva militare. Rientrato, trovò lavoro nel grande magazzino La Rinascente, dove apprese sul campo i segreti del mestiere, facendo il vetrinista e il commesso.
Il suo talento non passò inosservato. Nel 1965, Nino Cerruti gli affidò la sua collezione, nonostante Armani non avesse alcuna esperienza tecnica. In seguito, su consiglio del suo amico e partner Sergio Galeotti, aprì uno studio di consulenza, un passo che lo portò alla creazione della sua prima linea con il suo nome per l’azienda pellettiera Sicons. Il 24 luglio 1975, con Galeotti, fondò finalmente il marchio Giorgio Armani, in un piccolo ufficio in corso Venezia. Poche settimane dopo, la sua prima sfilata al Plaza Hotel di Milano segnò l’inizio di un trionfo che avrebbe reso la città il fulcro della moda italiana.
La giacca destrutturata e l’impero Armani
La vera rivoluzione arrivò nel 1980 con la giacca destrutturata, il capo che lo rese famoso in tutto il mondo. Armani prese le rigide costruzioni sartoriali e le rese morbide, fluide e comode, mantenendo però una silhouette impeccabile. Era esattamente ciò di cui le donne avevano bisogno, e il successo fu così clamoroso che nel 1982 il Time gli dedicò una copertina, un onore che prima di lui era toccato solo a Christian Dior.
Da quel momento, l’impero Armani non ha fatto che espandersi. Nel 1981, lanciò Emporio Armani, una linea per un pubblico più giovane, rendendo l’aquilotto un simbolo di status tra le nuove generazioni. Seguirono poi la linea sportiva EA7, che veste anche la squadra italiana alle Olimpiadi, e la creazione delle eleganti divise Alitalia nel 1991. Nel 2005, debuttò con l’alta moda a Parigi, e la sua Armani Privé divenne il punto di riferimento per le star sui red carpet.
Un comunicatore innovativo e un mecenate di cultura
Giorgio Armani non ha solo cambiato la moda, ma anche il modo di comunicarla. Fu il primo marchio di lusso a utilizzare le affissioni in giro per le città, come il celebre muro in via Broletto a Brera, che dal 1984 è diventato un simbolo di Milano. Inventò anche l’EA Magazine, una delle prime riviste editoriali di un brand. E poi c’è il rapporto indissolubile con il cinema, che iniziò nel 1980 con American Gigolò e proseguì con film come Gli Intoccabili e The Wolf of Wall Street. Fu lui a trasformare i red carpet in vere e proprie passerelle di alta moda, come quando nel 1992 vestì Jodie Foster agli Oscar.
Il suo genio si è esteso ben oltre gli abiti, arrivando a creare una catena di hotel di lusso, gli Armani Hotel, e condomini di alto livello. Ha dato nuova vita a spazi industriali, come gli ex-spazi Nestlé in via Bergognone, dove ha creato il celebre Teatro progettato da Tadao Ando e il Silos, spazio museale dedicato alla fotografia, moda e design.
Un uomo e la sua eredità
Giorgio Armani ha sacrificato gran parte della sua vita privata per il lavoro, ma non ha mai provato rimpianto per questa scelta. In un comunicato ufficiale, il Gruppo Armani ha reso omaggio al suo “infaticabile motore”, che ha lavorato fino agli ultimi giorni, dedicandosi all’azienda, alle collezioni e ai nuovi progetti. Con la sua inesauribile curiosità e il suo impegno costante per la sua amata Milano, ha creato una visione che si è estesa a ogni aspetto del vivere, diventando una figura amata e rispettata in tutto il mondo.
La sua eredità non è solo un marchio, ma un modo di essere, un inno all’eleganza non ostentata, alla coerenza e alla bellezza autentica.
