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L’incoronazione di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo

Il momento della proclamazione resterà impresso nella storia del Festival: quando Laura Pausini ha pronunciato il suo nome, Sal Da Vinci è crollato in ginocchio, mormorando incredulo: “Non ci capisco niente!”. Ma lo smarrimento è durato un attimo. Rialzatosi, ha travolto l’Ariston con l’energia di “Per sempre sì”, un brano che ha scalato le classifiche diventando un tormentone immediato. Il suo ritorno a Sanremo dopo 17 anni non è stato solo una gara, ma una celebrazione per i suoi 50 anni di carriera. Un percorso fatto di grandi successi e cadute, affrontato con un’unica arma: la voce, che lui definisce “il più delicato degli strumenti”.

Un ritorno che sa di rinascita

Tornare a Sanremo dopo 17 anni non era solo una sfida, ma una vera festa per celebrare mezzo secolo di carriera. Cinquant’anni fatti di grandi traguardi ma anche di ostacoli duri, affrontati sempre con la stessa arma: quella voce che lui cura e rispetta come “il più delicato degli strumenti”. Quella che doveva essere una celebrazione si è trasformata in una vera incoronazione, che Sal ha voluto immediatamente dedicare alla sua famiglia e alla sua Napoli, radici mai dimenticate.

Il legame con il territorio e le nuove leve

Durante la settimana del Festival, Sal non si è risparmiato, diventando il punto di riferimento per la folta schiera di giovani talenti campani come LDA, Aka 7Even, Samurai Jay e Luchè, che lo guardano con il rispetto che si deve a uno “zio” d’arte. La sua generosità lo ha portato persino a paralizzare il traffico di Sanremo davanti alla Concattedrale di San Siro, dove ha officiato una promessa d’amore tra due fan, confermando quel legame viscerale con la gente che lo segue da sempre.

La vittoria di chi viene dal basso

In conferenza stampa l’emozione era ancora vivida. Sal ha descritto questo traguardo come la vittoria di un popolo e di chiunque abbia la forza di non abbandonare i propri sogni nonostante le “salite ripide”. Ha voluto condividere questo momento anche con Geolier, riconoscendo in lui lo stesso spirito di chi viene dal basso e non smette di lottare. La sua canzone, d’altronde, parla proprio di questo: un amore vero non è tale se non sa affrontare le tempeste e restare unito sotto lo stesso ombrello.

Amore, famiglia e lo sguardo al futuro

Dietro l’artista c’è l’uomo, legato a Paola Pugliese dal 1984. È a lei che Sal attribuisce la sua forza: “È grazie a lei se sono riuscito a sopravvivere nella tana dei lupi”. Ora il futuro si chiama Eurovision, una sfida che lo riempie d’orgoglio e che vuole vivere insieme a tutta la sua famiglia. Tra i tantissimi messaggi di affetto ricevuti, dai vertici delle istituzioni napoletane a icone come Carlo Verdone e colleghi come Mahmood, il ringraziamento più toccante è arrivato dal Santobono di Napoli: Sal ha portato con sé sul palco, attraverso un braccialetto azzurro, tutti i bambini dell’ospedale, rendendoli parte della sua vittoria.

Verso l’eurovision e l’affetto dei grandi

Con oltre 450 milioni di visualizzazioni (trainate anche dal fenomeno Rossetto e caffè), Sal si prepara ora all’Eurovision: “Un onore portare la musica italiana nel mondo. Ci voglio portare tutta la mia famiglia”.

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