Arte, tempo e percezione al museo Man di Nuoro

Un dialogo suggestivo tra materia, illusione e filosofia prende vita al Museo MAN di Nuoro. In occasione della riapertura al pubblico delle sale del piano nobile, restituite al loro splendore dopo un accurato intervento di restauro, l’istituzione nuorese propone  due percorsi curatoriali inediti. Attraverso le ricerche di Luigi Mazzarelli e Paolo Cavinato, la mostra invita i visitatori a una profonda indagine sui temi del tempo e della percezione, esplorando i confini sfumati tra forma e vuoto.

Il “Libro Bianco” di Luigi Mazzarelli: il riscatto di un maestro del Novecento

Il museo celebra in una mostra il percorso di  Luigi Mazzarelli (1940-2006) uno dei protagonisti più radicali, complessi e affascinanti della ricerca visiva del secondo Novecento.

Nato a Cagliari nel 1940, pittore sofisticato e acuto teorico dell’arte, Mazzarelli ha attraversato le vicende culturali e politiche della seconda metà del secolo scorso con scelte d’esistenza estreme. Il suo percorso è stato scandito da due gesti emblematici, due veri e propri “roghi d’artista”: il primo nel 1970, quando distrusse l’intera produzione realizzata fino a quel momento, e il secondo nel 1996, quando diede alle fiamme centinaia di tele e migliaia di carte per recidere ogni legame con il passato e dedicarsi unicamente alla ricerca sull’opera totale. 

L’opera monumentale e il flusso di coscienza

Il lascito più imponente di Mazzarelli è Il Libro Bianco, un progetto la cui stesura iniziò alla fine degli anni Ottanta. Dopo la prematura scomparsa della figlia Ada nel 1993, a cui l’opera è dedicata, l’artista si ritirò in un quasi totale isolamento per impegnarsi esclusivamente in questo lavoro inesausto, proseguito fino alla morte nel 2006.

Il Libro Bianco si presenta come un’opera monumentale, titanica e ossessiva, interamente manoscritta, miniata e illustrata a mano. È un’opera in cui l’artista distillò il proprio percorso filosofico e teorico con il supporto di una redazione di suoi alter-ego, impegnati a formulare assiomi e teoremi sulle ragioni della composizione, sulla libertà e necessità della creazione, sui principi dello spazio e del tempo e sulle eterne dicotomie tra forma e vuoto.

La mostra, curata da Chiara Gatti da un progetto di Elisabetta Masala e con il coordinamento di Rita Moro, restituisce la grande attualità della sua riflessione intellettuale e ne riafferma la statura nel panorama dell’arte italiana. Il progetto si avvale dell’intervento del visiting artist Alessandro Biggio, del contributo scientifico di Montecristo Project con il testo “Luigi Mazzarelli. Una teoria del trauma”, del video “Al di qua e al di là della morte dell’arte” realizzato dal Centro Man Ray.

“Hall of Mirrors” di Paolo Cavinato: l’architettura dell’illusione

In parallelo, il MAN ospita Hall of Mirrors, un progetto site-specific dell’artista mantovano Paolo Cavinato (classe 1975), noto per la creazione di spazi prospettici che trascinano lo sguardo dell’osservatore verso profondità illusive, generando effetti di perturbamento e spaesamento.

L’installazione abitabile “Attraverso”

Il cuore del percorso è Attraverso, un’installazione percorribile che invita il pubblico ad addentrarsi in una galleria di specchi, varchi ed effetti visivi. Nella dilatazione dello spazio psicofisico, i punti di riferimento tradizionali vacillano: lo spazio razionale e prospettico di una stanza abitata — rappresentazione simbolica della condizione umana — si fonde con un elemento organico e naturale che sfugge al nostro controllo.

I giochi di rifrazione rendono omaggio al mistero del pozzo sacro di Santa Cristina, stimolando una riflessione sul rapporto tra corpo e architettura, materia e vuoto. Ispirandosi alle atmosfere del Solaris di Lem e Tarkovskij, lo specchio annulla la presenza del corpo umano in un gioco di dissolvenze ed epifanie, trasformando l’ambiente in una struttura viva. L’esperienza sensoriale è ulteriormente potenziata dal progetto sonoro curato da Stefano Trevisi.

Un percorso tra ordine e impermanenza

L’esposizione si completa con una selezione di lavori storici e recenti dell’artista, tra cui Drops, opera del 2000 dedicata alla goccia d’acqua intesa come battito che scandisce il tempo dell’esistenza, e le composizioni della serie Inner Spaces, realizzate con fili sottili dipinti tesi tra spazi vuoti che evocano particelle quantistiche ed equilibri dinamici.

Attraverso una pittura di luce e scomposizioni geometriche, Cavinato costruisce una dimensione mentale e matematica in cui l’ordine apparente rivela la natura caduca ed evanescente di ciò che ci circonda. 

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