L’estetica della percezione: a Cagliari la mostra su Lia Drei e Francesco Guerrieri

Inaugurata sabato 25 ottobre presso il Centro Comunale d’Arte e Cultura “Il Ghetto” di Cagliari, la mostra “Lia Drei e Francesco Guerrieri: punti di vista tra percezione e figura” apre una finestra privilegiata sulla neoavanguardia italiana. Curata da Maria Dolores Picciau, la rassegna offre una rilettura sistematica della ricerca teorica e visiva di due figure centrali della sperimentazione degli anni Sessanta, legati indissolubilmente nella vita e nell’arte. 

Oltre l’Informale: la stagione di “Lo Sperimentale P.”

Il cuore dell’esposizione si focalizza inizialmente sul binomio “Lo Sperimentale P.”, il sodalizio teorico e operativo attivo tra il 1963 e il 1968. In un periodo dominato dall’accademia ripetitiva dell’Informale, Drei e Guerrieri scelsero una strada di rigore strutturalista.

Influenzati dalle teorie della Gestalt e dall’arte concreta, i due artisti hanno analizzato i meccanismi della visione come fondamento della forma. Le loro opere di quegli anni sono griglie di pensiero, sequenze seriali che cercano di stabilire un linguaggio intersoggettivo, trasformando l’atto del vedere in un processo cognitivo consapevole.

Dalla geometria alla figura: l’evoluzione della Metapittura

Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso una metamorfosi cruciale: il passaggio dal rigore geometrico alla graduale reintegrazione della figura. Non si tratta di un semplice ritorno alla tradizione, ma di quella che Francesco Guerrieri definirà Metapittura.

  • Lia Drei (1922–2005) evolve dalle modulazioni minime e dai segni strutturati verso elementi simbolici e narrativi, dove l’immagine viene scomposta in geometrie sottili.

  • Francesco Guerrieri (1931–2015) traduce i rapporti geometrici in strutture ritmico-musicali, recuperando suggestioni autobiografiche pur mantenendo una ferrea disciplina formale.

Questa dialettica tra i due coniugi rivela un’armonia rara: pur mantenendo identità distinte, entrambi hanno condiviso la tensione verso una nuova sintassi espressiva che non rinuncia mai alla coerenza metodologica.

Il legame con la Sardegna e il magistero di Corrado Maltese

Un aspetto inedito e prezioso della mostra è la ricostruzione del rapporto dei due artisti con la Sardegna. Il legame affonda le radici nel dialogo con il professor Corrado Maltese, docente all’Università di Cagliari tra il 1957 e il 1969. In quegli anni, il contesto culturale sardo si dimostrò particolarmente ricettivo verso le nuove metodologie sperimentali, confermando l’Isola come un laboratorio vivace per le avanguardie nazionali.

Un’eredità per il futuro: innovazione e metodo

L’esposizione non è solo una celebrazione storica, ma un invito a riflettere sull’innovazione del metodo. Come sottolineato dalla curatrice Picciau, l’opera di Drei e Guerrieri apre una porta sul futuro della percezione, offrendo lezioni di etica e verità estetica fondamentali per interpretare la complessità del nostro presente.

In questo senso, la mostra si sposa idealmente con lo spirito del Premio Elisa Nivola, dedicato proprio a chi ha saputo trasformare i metodi e le metodologie in strumenti di progresso culturale.

Informazioni e tappe successive

Organizzata da Agorà e Interforma con il supporto della Fondazione Drei Guerrieri e il patrocinio delle istituzioni locali e della Fondazione di Sardegna, la mostra resterà aperta al Ghetto di Cagliari fino al 9 dicembre. Per chi dovesse perderla, la rassegna si sposterà in una forma ancora più estesa ai Musei Civici di Macerata, dal 20 dicembre al 3 maggio.

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